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L’indagine di TomTom Telematics sulla vita privata dei van driver

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17 giugno 2017
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“I conducenti dei veicoli commerciali leggeri hanno una funzione cruciale per l’economia italiana, ma il problema reale è che non sono in grado di effettuare al meglio il loro lavoro in quanto sono costretti a lavorare sotto un’eccessiva pressione”. Parola di Marco Federzoni.

Il 43 per cento dei van driver italiani, intervistati durante una recente ricerca, sostiene che lo stress lavorativo ha un impatto negativo sulla propria vita privata e famigliare. Lo studio, condotto da TomTom Telematics, evidenzia una notevole pressione per i driver, causata dalla fitta schedulazione delle attività. Il 39 per cento degli intervistati sostiene, infatti, di essere messo sempre sotto pressione a causa del programma di lavoro quotidiano, mentre un ulteriore 30 per cento sostiene che questo accada regolarmente, il 26 per cento occasionalmente.
Questi dati dovrebbero far alquanto preoccupare le aziende. Il 25 per cento di driver intervistati, infatti, dice che a causa dei tempi pressanti arriva tardi agli appuntamenti lavorativi, causando quindi malcontento nei clienti, mentre il 19 per cento supera i limiti di velocità oppure guida in modo meno sicuro e il 17 prende scorciatoie o dedica meno tempo del dovuto alle attività previste. “I conducenti dei veicoli commerciali leggeri hanno una funzione cruciale per l’economia italiana, ma il problema reale è che non sono in grado di effettuare al meglio il loro lavoro in quanto sono costretti a lavorare sotto un’eccessiva pressione” spiega Marco Federzoni, Sales Director Italia di TomTom Telematics. “Sembra che i conducenti debbano lavorare di più per completare le attività previste, e questo incide sulle loro vite private. È evidente che necessitino di supporti adeguati, che possano aiutarli a lavorare in modo più sicuro ed efficiente.” La ricerca evidenzia, inoltre, che solo il 16 per cento dei driver intervistati usufruisce sempre dalla pausa pranzo da contratto. Inoltre solo l’8 per cento dei driver intervistati non fa mai straordinari perché riesce a completare nei tempi previsti le attività quotidiane. I fattori che contribuiscono ad effettuare ore extra di lavoro sono le variazioni nella schedulazione delle attività previste (per il 40 per cento) e il traffico congestionato (per il 28 per cento). Federzoni aggiunge: “L’aumento del personale non sempre è la scelta giusta in questi casi, soprattutto in un momento storico come quello che sta vivendo la nostra economia. Tuttavia, la tecnologia può aiutare i driver a migliorare la loro efficienza: le informazioni aggiornate sul traffico e i dati basati sullo storico dei viaggi, forniti dalle soluzioni telematiche, possono contribuire a pianificare i processi in modo dinamico, aiutando ad assicurare l’ottimizzazione della schedulazione delle attività quotidiane. Un’organizzazione del lavoro che tiene conto del traffico previsto, può aiutare a pianificare gli appuntamenti negli orari in cui l’impatto è minimizzato e ad allocare le attività al driver più appropriato.”

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